Gli Opposti s’attraggono…il SALMONE incontra il CUMINO

gen 05 | by Betty

Grazie al contest di Genny, ho potuto riflettere anch’io sull’amicizia, sulla sua importanza che spesso, Io per prima, mi scordo. L’Amicizia ha molteplici forme e colori e soprattutto sapori e profumi. L’Amicizia riesce a fondere gli opposti caratteri creando qualcosa di unico. Questo è quello che è successo a me e Vale.

In classe insieme dalla prima elementare alla quinta, anni di non frequentazione e poi grazie ad un concerto di Francesco Guccini ci siamo ritrovate e da allora abbiamo un baule pieno di ricordi unici e preziosi.

Siamo completamente diverse, con visioni ed interessi che potrebbero fare a botte ma che nel nostro caso si sono sempre dati la mano :-D

La diversità è ricchezza creativa e permette di plasmare qualcosa di unico, come le ricetta che abbiamo creato PANE AL PROFUMO D’INDIA  con CREMA DI SALMONE E PROSCIUTTO una ricetta che sa di Noi e parla di Noi.

PANE AL PROFUMO D’INDIA

 

300 gr. Farina speciale per pizze

150 gr. Farina integrale

100 gr. Farina di farro

50 gr. Fioretto di mais

150 gr. yogurt greco

25 gr. Miele millefiori

25 gr. Malto d’orzo

15 gr. Pasta acida essicata

15 gr. Sale

4 gr. Bicarbonato

50 gr. Noci tritate grossolanamente

1 cucchiaio olio evo

300 gr. Acqua tiepida

q.b. Semi di sesamo

q.b.semi di senape

1 cucchiaio di cumino

Mescolare in una ciotola la farina speciale per pizze e quella integrale, aggiungere la pasta acida, miele, malto, yogurt e l’acqua tiepida. Amalgamare gli ingredienti ottenendo un impasto morbido e cedevole. Copritelo con un canovaccio umido e lasciatelo fermentarre per tutta la notte a temperatura ambiente.

A fermentazione avvenuta, unite la farina di farro, fioretto di mais, noci, cumino, olio e sale. Lavorate nella ciotola gli ingredienti con le mani per almeno 5 minuti.

Incorporate il bicarbonato e lavoratelo per altri 5 minuti energeticamente sempre nella ciotola.

Imburrate 2 stampi per plumcake e cospargete con semi sesamo uno e l’altro con semi di senape.

Dividete l’impasto fra i due stampi, cospargete la superfice con i semi di sesamo e di senape.

Scaldare il forno a 170° e a forno a temperatura infornate per 30 minuti circa. Sfornate, fateli riposare per 5 minuti e sformate i pani poggiandoli su una gratella. Affettali una volta raffreddati.

 

CREMA DI SALMONE E PROSCIUTTO

200 gr. Salmone affumicato

100 gr. Prosciutto cotto

100 gr. Burro freschissimo

4 cucchiai di panna da cucina

succo di mezzo limone

q.b. Sale

q.b. Pepe

Tagliare a pezzetti il salmone e il prosciutto.

Frullarli finemente insieme al succo di limone e versare il composto in una ciotola.

Lavorare in una ciotola il burro fino a renderlo spumoso e aggiungerlo al composto di salmone e prosciutto quindi, inserire la panna, sale e pepe. Amalgamare il tutto e lasciare riposare fino a circa mezz’ora prima di servirla.

Con questa ricetta Io e Vale partecipiamo al contest di Genny:

                                                                                       

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Pane, Pagnotte, Grissini…

dic 31 | by Betty

Oggi é l’ultimo giorno dell’anno e volevo farVi gli auguri consigliandoVi un libro fragrante: PANE.

per chi come me ama il pane, questo libro é come uno scrigno pieno di tesori tutti da sperimentare e gustare!!!

Vi posto anche una ricetta tratta dal libro che dedico al mio amico Emanuel che come proposito per l’anno nuovo sul suo profilo facebook ha scritto: “Cucinare per tutte le donne che incontro!” :-D DD

SCONE

150 g burro salato

600 g farina bianca

150 g lievito chimico

280 g uvetta sultanina

190 g panna da cucina

190 g latte (190 ml)

2 uova sbattute con un pizzico di sale

In una grande ciotola, amalgamare il burro a pezzetti con la farina. Aggiungere lo zucchero e il lievito chimico e poi l’uvetta sultanina mescolando bene per distribuirla in modo uniforme.
Unire la panna e il latte lavorando con la spatola fino a quando l’impasto si sarà ben rappreso. Infarinare leggermente il piano di lavoro e trasferire l’impasto. Premere per appiattirlo leggermente, piegare a metà, poi premere di nuovo e piegare nel senso opposto. Ripetere il procedimento fino a quando si sarà formato grosso modo un quadrato. Infarinare l’impasto sui due lati, coprire con un canovaccio e lasciare riposare in un luogo fresco per 15 minuti. Infarinare leggermente il piano di lavoro e con il matterello stendere l’impasto ad un’altezza di 2,5 – 3,0 cm. Togliere la farina in eccesso e con un coltello affilato ritagliare dei quadrati di 6 x 6 cm formando gli scone. Trasferire gli scone su una placca da forno assicurandosi che non siano troppo vicini. Se avanza dell’impasto, stendere di nuovo e ritagliare altri scone fino ad utilizzare tutta la quantità. Spennellare la superficie degli scone con l’uovo sbattuto. Aspettare 2 minuti e ripetere l’operazione. Abbassare la temperatura del forno a 200 °C e cuocere per circa 20 minuti o fino a quando sono ben lievitati e ben dorati da entrambi i lati.

Ricetta apparsa nella newsletter di QBSPACE di Venerdì 25 Dicembre 2009.

BUON 2010 A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Pane & Palle di Neve

dic 22 | by Betty

Qui Bolladello innevata. Spazzaneve e spalatori all’opera. Cani che fanno trincee di neve in giardino. Gatta che continua a farmi i dispetti perché mi crede responsabile della nevicata O_O. Gianni influenzato che tossisce ininterrottamente da domenica sera. A me non resta che fare il pane per rilassarmi!!! :-D DD

PANE DEI GIORNI DI FESTA


Ingredienti per 10 persone

800 grammi di farina di riso
200 grammi di farina di grano duro
50 grammi di lievito di birra
1,2 dl di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di zucchero
50 grammi di pancetta a cubetti
2 cucchiaini di sale rosa

Setacciate le farine sulla spianatoia, formate al centro una fontana larga e mettetevi dentro il lievito diluito in 4 dl d’acqua tiepida zuccherata, un dl d’olio e il sale; mescolate gli ingredienti, lavorate energeticamente l’impasto per 10 minuti e poi raccoglietelo a palla. Ungete con metà dell’olio rimasto la superficie della pasta, avvolgetela in una pellicola e lasciatela lievitare per circa un’ora in un luogo tiepido. Rimettete l’impasto sulla spianatoia allargatelo e amalgamatevi i cubetti di pancetta; impastatelo brevemente e formate un rotolo con la pasta, adagiatelo sulla placca del forno, unta d’olio e congiungete le estremità. Coprite con pellicola trasparente e lasciate riposare in luogo riparato per 30′, finché la pasta avrà raddoppiato il volume. Mettete il pane in forno già caldo per 180° e cuocetelo per 50′ circa, fino a quando si sarà formata in superficie una crosticina dorata. Toglietelo dal forno, trasferitelo su una griglia e lasciatelo raffreddare completamente.

Ricetta apparsa nella newsletter di QBSPACE di Venerdì 18 Dicembre 2009.

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Carote nella Nebbia

nov 29 | by Betty

Uno dei colori che sicuramente fa bene all’umore è l’Arancione e questa ricetta é frutto dell’andamento lento, grazie alla nebbia, che ha fatto sì che la mia permanenza nel traffico di Varese si raddoppiasse rispetto al solito. La dedico a tutti coloro che non gradiscono la nebbia e si divertono ad usare i clacson nella speranza che Lei sparisca :-D

STRUDEL DI CAROTE

250 grammi di pasta sfoglia
300 grammi di carote
2 uova
un rametto di timo
un mazzetto di erba cipollina
una foglia d’alloro
100 grammi di crescenza
30 grammi di burro
q.b. sale
q.b. pepe

Mondate, lavate e tagliate a rondelle le carote; fatele stufare dolcemente in un tegame con il burro per qualche minuto. Salate, pepate, bagnate con un mestolo d’acqua, profumate con timo e alloro e cuocete per 15 minuti. Togliete dal fuoco, eliminate le erbe, sgocciolate bene le carote e passatele al mixer. Fate asciugare bene la purea in un tegame a fiamma viva per qualche minuto. In una terrina amalgamate con la forchetta la crescenza alla purea di carote. Fate rassodare un uovo, sgusciatelo e tritatelo grossolanamente. Unitelo al composto con qualche filo di erba cipollina tagliuzzata. Aggiustate di sale, se necessario. Distribuite il composto sulla sfoglia e poi arrotolate a strudel, fate aderire bene i bordi, spennellate con un uovo e passate in forno caldo a 200° per 10 minuti. Servite a fette, calde o tiepide, guarnendole con erba cipollina e timo.

Adatta ai vegetariani classici.

Ricetta apparsa nella newsletter di QBSPACE di Venerdì 27 Novembre 2009.

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Sere d’Estate

ott 29 | by Betty

Oggi mi dedicavo a mettere a posto le foto fatte quest’estate e mi sono accorta di non aver postato nulla sulle mie vacanze, quindi recupero ora :-D

Sono in Sardegna

vivo di sole, mare e relax

con la mia dolce metà

ci godiamo la brezza marina del tramonto

gustandoci come aperitivo:

FOCACCIA SALE E OLIO

500 grammi di farina 00
350 grammi d’acqua
15 grammi di sale
5 grammi di zucchero
100 ml d’olio extravergine d’oliva
1 bustina di lievito disidratato

Mescolate in una terrina la farina con il lievito disidratato, unendo lo zucchero. Impastate, aggiungendo l’acqua sino ad ottenere un composto omogeneo. A circa metà impasto aggiungete il sale. Stendete il composto in una teglia precedentemente unta d’olio, bucherellate con le dita (ottenendo il tipico aspetto della focaccia), spargete sull’impasto alcuni grani di sale grosso e aggiungete un filo d’olio e 2 cucchiai d’acqua. Coprite con un foglio di pellicola trasparente e lasciate riposare per 15 minuti. Cuocete in forno caldo a 180° per 15-20 minuti.

Ricetta apparsa nella newsletter di Venerdì 4 Settembre 2009 di QBSPACE.

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>Cake della Manigunda

lug 30 | by Betty

>

A Cairate in provincia di Varese, comune dove abito, esiste un monastero Benedettino che si chiama “Monastero di Santa Maria Assunta”. Questo monastero fu costruito nel 737 D.C. dalla Regina dei Longobardi Manigunda, la quale donò il proprio patrimonio in ringraziamento per la miracolosa guarigione da una malattia renale accadutagli dopo aver bevuto alla vicina fonte di Bergoro.
Della Manigunda purtroppo non si hanno molti reperti storici sulla sua vita, ma esistono molte leggende sul suo conto: che appaia al calar del sole tra le mura del chiostro o compaia in presenza di coppie d’innamorati per augurare un futuro prospero e pieno d’amore.

In suo onore ho creato il Cake della Manigunda con il quale partecipo al concorso de Le Tamerici.

CAKE DELLA MANIGUNDA

Ingredienti e preparazione per 6 persone

350 gr. di farina 0
100 gr. di grana grattugiato
150 gr. di prosciutto crudo di Parma a dadini
100 gr. di olive taggiasche snocciolate
2 uova
1 bustina di lievito di birra liofilizzato
1 cucchiaio di miele di castagno varesino
q.b. semi di papavero
q.b. olio extravergine d’oliva
q.b. zucchero
q.b. sale
q.b. acqua
q.b. fiori di malva

Mettete la farina a fontana sulla spianatoia, unite il lievito, un pizzico di sale, mezzo cucchiaino di zucchero, un cucchiaio d’olio e la metà del grana. Impastate gli ingredienti unendo poco per volta un dl di acqua tiepida, aggiungete le uova sbattute, il prosciutto, le olive e il grana rimasto. Lavorate la pasta finché risulterà omogenea ed elastica; formate una palla, incidetela a croce, mettetela in una terrina coperta con un canovaccio e fatela lievitare per un’ora. Lavorate di nuovo l’impasto, poi sistematelo in uno stampo rettangolare di 22×13 cm unto di olio e lasciatelo lievitare per un’altra ora. Cuocete in forno a 180° per 40 minuti. A 3 minuti prima del termine della cottura, sistemate sul cake i fiori di malva e pennellateli con il miele, cospargete con i semi di papavero ed ultimate la cottura. Togliete il cake dal forno, sfornate e servite.

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La Strega e la magica Liguria: CIAUSUN – Prima Parte

apr 21 | by Betty

Il weekend appena passato, Io e la mia Dolce Metà siamo andati nell’entroterra ligure, precisamente nella zona di Bajardo e dintorni (Triora, Apricale, Dolceacqua).
Immersi nella magia e nella rigogliosa natura ci siamo rinvigoriti dal grigiore dell’inverno. Molto c’è da dire su ciò che abbiamo visto, conosciuto, assaporato e comincio subito a parlarvi di: BAJARDO.

Bayard: dal francese “berard” cioè portatore. Baiard: voce provenzale per cavallo bianco.
Possedimento dei conti di Ventimiglia dal 1259 al 1625, diventa un avamposto genovese. Assorbito successivamente dal dominio sabaudo, fu riconquistato dalla repubblica e né farà parte per oltre un secolo, quando dopo il congresso di Vienna ritornerà in possesso dei Savoia.
Bajardo è un piccolo paese collocato in cima ad una vetta a dominio di tutta la profonda valle del Rio Bonda che, offre un intenso panorama, definendola come un’ariosa finestra Sull’ala Val Nervia e le Alpi liguri. Entrando nel paese si giunge nella piazza della Parrocchiale di S. Niccolò da Bari del 1893. All’interno è collocato il trittico del pavese Francesco da Verzate, opera che testimonia la penetrazione culturale lombarda nella Liguria del ‘400. Nell’ Oratorio di S. Salvatore sono conservate alcune opere risalente all’epoca settecentesca. Inoltre ricordiamo la Pinacoteca civica fondata nel 1971. Un antico frantoio a sangue, discretamente conservato, mantiene il suo aspetto originale. Oltrepassata la porta ad arco denominato Portaro del Piano, ci si addentra fra i percorsi radiali del “Castrum”, in gran parte voltati, su cui affacciano i ruderi di case ( molte di origine basso medioevale), distrutte dal terremoto o abbandonate in tempo più recente. La chiesa parrocchiale di S. Nicolò, del primo ‘500, ormai nota come “Chiesa Vecchia” fu distrutta dal disastroso terremoto del 1887, che provocò la morte di 202 persone raccolte nel tempio per la celebrazione della funzione delle “ceneri”. Il Santuario di S. Maria Assunta, si trova tra le due borgate della frazione rurale di “Berzi”; di origine barocca, venne radicalmente ricostruita e decorata nel XVIII secolo. La chiesa della Madonna delle Grazie si trova nella località Vignai, frazione di Bajardo; costruita nel periodo compreso tra il maggio del 1497 ed il dicembre del 1498.All’interno si colloca una tela della “Madonna col bambino” da Guido Reni.
La storia di Bajardo assume toni affascinanti e misteriosi. La leggenda narra che sia stato il paladino Rinaldo a dargli il nome del proprio destriero, Bajardo, appunto. Ma certo è che a Bajardo le radici lontane sono ancora molto presenti.
Prima dell’arrivo dei Romani, Bajardo fu uno degli insediamenti dei Druidi. In effetti pare che la Liguria fosse abitata già nel II millennio a.C. da un popolo di origine indoeuropea al quale, tra il VII e il VI sec. si aggiunsero i Celti. Più o meno nello stesso periodo arrivarono gli Iberici e i Greci che introdussero la coltivazione dell’ulivo e della vite. Fu così che i Celti e i Liguri si unirono in una vera e propria simbiosi, mettendo insieme abitudini, lingue e religioni e creando una civiltà celto-ligure molto forte. Tanto che quando, nel III sec. arrivarono, i Romani si trovarono di fronte 5 diversi popoli: i Celti, gli Iberici, i Volci, i Celto-Liguri e i Greci che non riuscirono a distruggere.
Il passato di Bajardo rivive ogni anno nella sua festa più caratteristica, RA BARCA, che ricorre il giorno della Pentecoste. Nell’occasione viene tagliato un pino e il suo tronco, privato di tutti i rami, viene eretto al centro della piazza del paese per una settimana di canti e balli, fino alla domenica successiva quando l’albero, come simbolo di futuro e felicità, viene venduto all’asta al miglior offerente. Il tutto risale all’epoca dell’ultimo Conte di Bajardo. Si racconta che la Repubblica di Pisa avesse acquistato lì una grande quantità di legname, destinato alla costruzione della sua potente flotta navale e che un bel giorno si presentassero in paese alcuni pisani, venuti a ritirare il prezioso carico. Ma durante le lunghe giornate di lavoro alcuni di essi si innamorarono delle tre figlie del conte e più di tutti il capitano, acceso d’amore per la più giovane, la bella Angelina. Il Conte le proibì di incontrare il giovane ma essi fuggirono insieme durante la notte, tentando di raggiungere Pisa. Allora il conte li inseguì e, raggiuntili, decapitò la figlia disubbidiente con un solo fendente. Fu così che il giovane capitano se ne tornò a Pisa e il pino di oggi sta ancora lì a rappresentare l’albero di quella nave triste che tornava in patria piangendo il suo amore.
La gastronomia locale è quella tipica della montagna. Assolutamente da non perdere i “ciausun” le torte di erbe selvatiche cotte nel forno a legna, le lasagne, il coniglio, le verdure sott’olio, i pomodorini secchi, i fagiolini freschi, il tutto innaffiato da un bel bicchiere di Rossese.

Ciausùn

Ingredienti per 6 persone

SFOGLIA
400 gr. di farina
1 bicchiere di olio extra vergine di oliva
sale q.b.

RIPIENO
500 gr. di erbe selvatiche stagionali
200 gr. di bietole
200 gr. di ricotta
2 uova
1 patata
2 bicchieri di olio extra vergine di oliva
100 gr. di formaggio grana (o pecorino) grattugiato
prezzemolo, sale e pepe q.b.

Preparate la sfoglia, lavorando la pasta finché diventa morbida ed elastica, quindi lasciatela riposare. Tritate finemente le erbe selvatiche e le bietole, amalgamatele bene con le uova, il formaggio, la ricotta, la patata e l’olio. Disponete su una teglia la sfoglia, che dovrà essere di una certa consistenza, lasciandola debordare ampiamente; versate il ripieno e coprite con la sfoglia eccedente, tirandola e ripiegandola più volte secondo la tradizionale «copertura con le rughe». Fate cuocere nel forno a legna direttamente sulla piastra per circa un’ora.
La sfoglia potrà essere anche composta di due strati sottili (come nella torta verde), con cottura nel forno elettrico a 190° per 40-50 minuti. La raccolta di erbe selvatiche dalla primavera all’autunno comprende la cicoria selvatica, il finocchio selvatico, lo spinacio selvatico, la borragine, l’erba cipollina, l’erba amara o di San Pietro, l’erba cannella, la rucola palustre o erba barbara, l’erba stella o barba di frate, il dente di leone o tarassaco, la pimpinella o sanguisorba, la campanula rapuncoloide, la valeriana (Centranthus ruber), l’ortica, la ruchetta, il radicchio di campo, la lattughella o valerianella eccetera, oltre a «punte» di roveto, fave, patate e di clematide.

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>Sancarlin

apr 15 | by Betty

>Dalla notte dei tempi, Io sono una cliente abituale del Circolo Familiare Arte e Cucina di Carnago e sempre dalla notte dei tempi sono rimasta stregata da una soffice crema di formaggio che viene servita come antipasto. Ho pregato ed implorato Emanuela (la Padrona di Casa :-D ) di darmi la ricetta, ma Lei non si é mai fatta commuovere finché, l’Universo non ha voluto, dopo numerose peripezie e ricerche, che anche a me fosse svelato questo segreto varesotto ed Io ora lo svelo a Voi!

SANCARLIN

1 chilo di formaggina (tipica robiola varesotta quadrata di latte vaccino) oppure robiola
1 spicchio d’aglio tritato
una manciata di prezzemolo tritato
una punta di pepe
sale quanto basta
un cucchiaio di panna (se la formaggina o la robiola è eccessivamente magra)
un cucchiaio di parmigiano

Impastare tutti gli ingredienti a freddo e metterli in una terrina. Lasciar stagionare per una quindicina di giorni

Questa ricetta é stata pubblicata anche su QBSPACE nella newsletter uscita il 3 Aprile 2009.

Fonti
I nostri nonni mangiavano così – Polenta e Bruscitti – Macchione Editore
www.rasaonline.it

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>Pane di Oestara

mar 23 | by Betty

>In occasione della festività pagana di Oestara ho rielaborato questa ricetta trovata diversi anni fa su Sale&Pepe dandogli un tocco di “Betty Style”. E’ facilissima e il successo é garantito!

PANE DI OESTARA

Ingredienti per 10 persone

800 grammi di farina 0
200 grammi di farina di grano duro
50 grammi di lievito di birra
1,2 dl di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di zucchero
6 cucchiai di trito d’erbe aromatiche: rosmarino, salvia, timo, maggiorana
2 cucchiaini di sale rosa

Setacciate le farine sulla spianatoia, formate al centro una fontana larga e mettetevi dentro il lievito diluito in 4 dl d’acqua tiepida zuccherata, un dl d’olio e il sale; mescolate gli ingredienti, lavorate energeticamente l’impasto per 10 minuti e poi raccoglietelo a palla. Ungete con metà dell’olio rimasto la superficie della pasta, avvolgetela in una pellicola e lasciatela lievitare per circa un’ora in un luogo tiepido. Rimettete l’impasto sulla spianatoia allargatelo e amalgamatevi il trito di erbe aromatiche; impastatelo brevemente e sistematelo in uno stampo a ciambella, possibilmente antiaderente, unto con l’olio rimasto.

A questo punto devo aprire una parentesi: Io lo metto nel famoso fornetto di cui ha parlato Anna Maria nel suo blog La Cucina Incantata chiamato nella mia ridente Valle Olona: Petronilla. Lascio il pane lievitare per altri 30 minuti coperto con pellicola trasparente e poi lo faccio cuocere per 5′ a fiamma massima e altri 45′ a fiamma media.

OK, ora riprendiamo da dove eravamo rimaste per la cottura in forno: se non avete lo stampo, formate un rotolo con la pasta, adagiatelo sulla placca del forno, unta d’olio e congiungete le estremità. In entrambi i casi, coprite con pellicola trasparente e lasciate riposare in luogo riparato per 30′, finché la pasta avrà raddoppiato il volume. Mettete il pane in forno già caldo per 180° e cuocetelo per 50′ circa, fino a quando si sarà formata in superficie una crosticina dorata. Toglietelo dal forno, trasferitelo su una griglia e lasciatelo raffreddare completamente.

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>Torta di Sardine in freschezza di Primavera

feb 27 | by Betty

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Anche oggi é stata una bellissima giornata di sole e tutto questo carica sempre di più le mie energie e mette in moto la mia creatività, così per la cena di stasera ho preparato questa torta semplice semplice ma carica di Primavera.
Torta di Sardine in freschezza di Primavera
Ingredienti per 6 persone
4 Patate
400 grammi di tarassaco (già lessati)
20 sardine fresche a filetti
2 sardine sott’olio
2 albumi
2 cucchiai di pinoli
2 cucchiai di nocciole
4 cucchiai di pangrattato
1 spicchio d’aglio
2 rametti di rosmarino
1 mazzetto di prezzemolo
1 rametto di maggiorana
olio
sale
Procedimento
Lessare le patate. Sminuzzare il tarassaco precedentemente lessato. Tritare le sardine sott’olio insieme ai pinoli ed agli aghi di rosmarino, la maggiorna e il prezzemolo. Mettere il trito a rosolare in una pentola con l’olio e lo spicchio d’aglio. Unire il tarassaco e far insaporire per 3 minuti, levare dal fuoco ed eliminare l’aglio. Pelare e passare le patate lessate, amalgamare con cura al composto di tarassaco e regolare di sale. In ultimo aggiungere gli albumi montati a neve ben ferma. Oliare una tortiera e spolverizzarla con pangrattato e nocciole frullate e sistemare il misto di patate e tarassaco. Disporre in superfice i filetti di sardine leggermente salati, cospargere con pangrattato e condire con un filo d’olio. Informare a 200° a forno caldo per 20 minuti.
Questo piatto va benissimo accompagnato con té verde servito freddo.

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