Riflessioni con in mano una Frittella di Tarassaco

mag 28 | by Betty

Un Commento

Sperimentare, sperimentare, sperimentare! Questa é la parola d’ordine nella mia cucina da più di un mese, ma non solo. In un mese una vita può cambiare se ci lasciamo trasformare dal flusso dolce ed amorevole del fiume della vita, ma Noi esseri umani siamo refrattari ai cambiamenti, quindi spesso e volentieri sbattiamo la porta in faccia ad occasioni di miglioramento, perché alla fine si prova un piacere perverso ad iniziare la litania di ciò che non va in noi per colpa sempre di qualcun’altro o qualcos’altro. Questo é il cuore del problema ed anche la Sua soluzione: far tacere la mente che brontola e cominciare a fare ogni giorno un piccolo passo di miglioramento, smettendo di dire “Ma non so come fare!” e comprendendo che dietro a questa frase c’è la nostra paura ad assumere i rischi.
Qualche giorno fa, parlando con un’amica, mi ha riportato alla mente questa bellissima poesia di Pablo Neruda:

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

Tutta questa riflessione é nata mentre gustavo il “mio operato”:

Frittelle di Tarassaco

500 grammi di foglie e fiori di tarassaco

150 grammi di farina di riso

1 finocchio

100 ml di latte di riso

1 uovo

1 albume

8 grammi di lievito di birra fresco

q.b. olio di arachide

q.b. sale


Sciogliete il lievito nel latte fatto intiepidire, unite l’uovo intero già sbattuto, incorporate la farina, un pizzico di sale e continuare a mescolare fino ad ottenere una pastella uniforme. Copritela e lasciatela riposare per un’ora. Separate i fiori dalle foglie di tarassaco e lessate le sole foglie per 5 minuti scarsi; scolatele, strizzatele e tritatele. Lessate anche il finocchio mondato fino a quando sarà morbido. Poi schiacciatelo con una forchetta. Aggiungete alla pastella lievitata il finocchio, la borragine lessata e i fiori, unite l’albume montato a neve e mescolate con delicatezza. Dorate le frittelle da entrambi i lati in abbondante olio caldo; scolatele su carta da cucina e servitele subito.

Un Commento (commenta)

  1. BRIZ
    giu 07, 2010 @ 10:13:39

    ciao,
    complimenti per il tuo sito

Commenta